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PENSIONI: DALLA RENDITA DIFFERITA AL SISTEMA DI SOSTEGNO ALLA TERZA ETA’

Pubblichiamo una riflessione sul tema del sistema pensionistico inviataci da Maurizio Franca, uno dei sottoscrittori dell’appello.

Il principio di ogni sistema pensionistico attuale è quello di accantonare parte del proprio reddito da lavoro per poter avere un sostegno nell’ultima parte della vita in cui siamo fuori dal sistema produttivo.

Salvo casi di evasione fiscale, il sistema pensionistico fino ad oggi è finalizzato a garantire condizioni economiche simili a quelle che abbiamo avuto durante la nostra attività lavorativa: chi ha avuto un significativo reddito nel lavoro potrà continuare a vivere in modo sereno, mentre chi ha dovuto cavarsela con lavori saltuari e/o poco pagati, continuerà a vivere in modo precario.
Ma il futuro appare ancora più complesso perché sembra ampliarsi la platea delle persone che arriveranno all’età pensionabile con un accantonamento esiguo.
Il problema infatti che si pone sempre di più è quello della precarietà del lavoro che non sembra in grado, per una parte consistente dei futuri pensionati, di creare quella rendita adeguata a offrire risorse economiche sufficienti a garantire una prosecuzione dignitosa della propria esistenza.
Non potendo disporre di risorse significative per poter affrontare l’emergenza che si creerà, occorre pianificare una rivoluzione del sistema pensionistico da realizzare progressivamente nei prossimi 20/30 anni finalizzata ad effettuare una progressiva traslazione dal concetto di pensione come rendita differita a pensione come sostegno alla dignità delle persone nella cosiddetta “terza età”.

Parliamo di rivoluzione e di uno sviluppo decennale del processo di cambiamento perché dobbiamo essere in grado di modificare tutto l’assetto legislativo che oggi impedisce di effettuare interventi immediati se questi vanno a toccare i cosiddetti “diritti acquisiti”, salvo che si tratti di interventi emergenziali, coerenti e limitati nel tempo.
Dovremo quindi pensare ad un periodo piuttosto lungo che preveda una progressiva mutazione della finalità dei contributi pensionistici versati che li trasformi in accantonamenti collettivi necessari a creare risorse per sostenere la comunità nel suo insieme, offrendo così a tutti la possibilità di avere risorse economiche per vivere serenamente la parte restante della propria esistenza.
Non parleremo quindi più di pensioni, ma di un sostegno di dignità che decresce fino ad azzerarsi in presenza di rendite da capitale oltre un certo importo (es. 15.000 annui netti), tenendo presente che già oggi per una parte delle pensioni si parla di pensioni “minime” o di “reversibilità” che non scaturiscono direttamente dai contributi versati da quel contribuente.
Le somme disponibili che eccedono questa prima distribuzione andranno ad aumentare il sostegno in proporzione alla contribuzione che ogni persona avrà dato durante la sua vita lavorativa continuando a creare meccanismo di riduzione in presenza di rendite aggiuntive fino al possibile azzeramento e prevedendo comunque un importo massimo netto mensile (es. € 2.000). Cioè l’idea è di mantenere una certa differenziazione in considerazione dei contributi versati, ma ponendo un limite massimo e prendendo in considerazione anche eventuali altri redditi che vanno a ridurre il sostegno “pubblico”.

Per la definizione del sostegno minimo, di quello massimo e delle riduzioni in presenza di altri redditi sarà auspicabile definire delle attività di adeguamento nel tempo in considerazioni delle proiezioni future sviluppate in base all’andamento dell’economia e delle aspettative di vita al fine di garantire la sostenibilità del sistema nel tempo.
Teniamo presente che persone che hanno goduto di redditi elevati che in base al sistema attuale avrebbero “diritto” ad un sostegno più elevato potranno contare comunque su capitali finanziari capaci di arrotondare la propria capacità di spesa.

Se parliamo di numeri prendendo come riferimento i dati sulle pensioni del 2015 che vedono un esborso di circa 280 mld., tenendo presente la consistente ricchezza privata detenuta dalle famiglie si può ipotizzare una ridistribuzione delle risorse verso il basso che permetta ai circa 8 mil. di pensionati che si trovano nella prima fascia (max € 501,89 al mese) di arrivare a € 700/800 euro. Calcoli più precisi si potranno fare avendo a disposizione i dati sulle ricchezze finanziarie e patrimoniali.
La rivoluzione ipotizzata deve necessariamente rappresentare un tassello di una rivoluzione sistemica che rimette al centro l’interesse per il sostegno dell’intera comunità in termini di dignità, solidarietà, sussidiarietà in cui altri importanti temi da trattare con lo stesso approccio devono essere il sistema fiscale, il mercato del lavoro, la sobrietà retributiva, servizi essenziali pubblici e la compatibilità ambientale del nostro sviluppo.

Maurizio Franca

 

Photo by Matthew Bennett on Unsplash

3 commenti
  1. Luigi Mochi Sismondi
    Luigi Mochi Sismondi dice:

    Luigi Mochi Sismondi non sono un tecnico e quindi non so se i calcoli siano esatti, quello che vedo chiaramente è che se non cambia radicalmente la modalità “contributiva” quasi nessuno dei nostri giovani in vecchiaia avrà la possibilità di una vita dignitosa

    Rispondi
  2. ANTONELLO PERON
    ANTONELLO PERON dice:

    E.S.CO. Per uscire dalla crisi. (Collaborò all’epoca alla stesura, l’ing. Nello De Padova)
    1-Introduzione (1)
    Il modello economico nato 250 anni fa, oggi è segnato da una profonda crisi, non è più sostenibile. Non è possibile perseguire una crescita infinita in un mondo finito, alle prese, altresì, con una gravissima crisi ambientale.
    Il mercato sta soppiantando e mettendo in crisi le radici della democrazia.
    Le misure messe in atto per risolvere l’attuale crisi, sulla scorta dei modelli dell’economia ortodossa non stanno e non potranno dare i frutti sperati, perché i governi si preoccupano di mantenere in vita un sistema vecchio, ormai agonizzante ed insostenibile.
    E’ necessario, pensare un nuovo modo di pensare e di risolvere i problemi causati dal vecchio, parafrasando Einstein.

    2-Quale il ruolo delle banche?
    L’erogazione del credito a sostegno dell’economia reale, dovrà basarsi su principi che riconoscano e premino la specificità ed il valore della finanza etica, attenta alle conseguenze sociali ed ambientali dell’attività economica, che ponga la vita e le persone prima del profitto.
    L’obbiettivo è sostenere un utilizzo responsabile del denaro, promuovendo un’economia a misura d’uomo, in favore della giustizia economica e dell’ambiente.
    Il fine ultimo degli istituti di credito, in definitiva, dovrà identificarsi con un giusto profitto, con il bene comune, attraverso un utilizzo etico del denaro.
    Giusta sintesi di tali principi è una economia guidata dai principi della decrescita che indirizzi l’attività economica alla sostenibilità sociale ed ambientale.
    L’attuale crisi impone l’obbiettivo di ridurre l’utilizzo di combustibili fossili, il consumo di materie prime e di rifiuti.
    Riducendo per tale via il superfluo, gli sprechi, la nostra impronta ecologica, creando di conseguenza opportunità di lavoro in attività dedite all’agricoltura biologica, all’efficienza energetica, al recupero dei materiali contenuti negli oggetti dismessi, alla produzione di energia da fonti rinnovabili.
    Su queste basi, può trovare terreno fertile, una collaborazione sinergica fra decrescita e finanza etica che, può finanziare progetti ed iniziative orientate alla decrescita che, correttamente applicata sia in grado di generare un ciclo occupazionale ed economico i cui redditi potranno essere riutilizzati e reinvestiti, a loro volta, secondo i criteri della finanza etica, creando un circolo virtuoso che si auto alimenti nell’ottica del mantenimento di un mondo vivibile per le generazioni attuali e future.
    Ognuno di noi, è chiamato a dare il suo contributo, compiendo scelte di consumo e risparmio responsabili, in grado di orientare il mercato, aiutato da realtà bancarie sensibili che finanzino una economia reale.
    (1)Tratto da: “Debiti pubblici Crisi Economica e Decrescita Felice” – AA.VV. Ed Decrescita Felice, gennaio, 2012, pagg 93 ss.

    3-ESCO (2)
    Esistono realtà economiche, giusta sintesi dei principi innanzi esposti, operanti nel campo dell’efficienza energetica, con un occhio particolare al risparmio, guidate dai principi ispiratori della decrescita.
    Si tratta delle ESCO (Enercy Service Company).
    Il loro terreno d’elezione, le tecnologie utilizzate, si rivolgono all’efficienza energetica applicata all’edilizia.
    Nessuno lo sospetterebbe, pochi se lo domandano, ma, mediamente le nostre case consumano dai 150 ai 200 kWk/m2/a,(kilowatt ore per m2 all’anno), corrispondenti a circa 20 l di combustibile per m2/a, per la climatizzazione, l’illuminazione e così via.
    Questi valori si ottengono traducendo in kWh i litri di combustibile impiegati, 1 litro di gasolio genera mediamente 12 kWh, un m3 di gas 10 kwh.
    Suddividendo la somma complessiva dei consumi annui, per la superficie espressa in m2 di un’abitazione, si ottengono i risultati indicati.
    La normativa tedesca non permette di costruire o ristrutturare case che consumino più di 7 l/m2/a.
    In base al consumo, espresso in kWh, è possibile attribuire una cosiddetta classe energetica, ad ogni abitazione, espressione che ne indica la performance, in termini di energia utilizzata, per fornire i servizi di cui noi tutti usufruiamo quotidianamente.
    Alle case costruite in Italia dal dopo guerra ad oggi, viene attribuita mediamente, la classe energetica G. Alle case peggiori costruite in Germania, la C. Ma le case Tedesche di classe C sono appunto le peggiori, oltre quella classe di consumo non è permesso costruire.
    E’ possibile però costruire case con una performance migliore, che ottengono una classe energetica superiore, la B che permette di consumare non più di 5 l, pari a 50 Kwh per m2 annui, la A che permette di consumare non più di 3 l, pari a 30 Kwh per m2 annui ed in fine al top la A Gold che permette di consumare solo 1,5 l pari a 15 kwh/m2 annui che vengono fregiate del titolo di Casa Clima Gold o Casa Passiva.
    Ma le applicazioni pratiche delle tecnologie impiegate tendono progressivamente a sviluppare soluzioni per la così detta Casa Attiva, capace già oggi, di produrre più energia di quanta ne utilizzi!

    Questa breve esposizione vuole sottolineare le potenzialità insite in un diverso approccio che valuti gli aspetti qualitativi dell’agire umano e che, in un’ottica di economia reale, comporti un risparmio di risorse in grado di essere reinvestite in opere di efficienza energetica capaci di creare un ciclo economico produttivo virtuoso.
    Questa è l’unica via perseguibile per lo sviluppo delle energie rinnovabili che, solo una volta abbattuti sprechi ed inefficienze, saranno in grado di accrescere il loro contributo percentuale, alla soddisfazione del fabbisogno energetico. Se è possibile costruire o ristrutturare l’intero patrimonio edilizio esistente, in modo da abbattere i consumi energetici di 2/3 fino a circa 1/10 residuo, vorrà dire che l’attuale paradigma culturale, votato prevalentemente alla cementificazione selvaggia del territorio, è fermo su posizioni assurde che non vale la pena di continuare a perseguire tanto da un punto di vista etico quanto economico.
    (2) Tratto da: “Un Futuro senza Luce” – Maurizio Pallante. Ed Editori Riuniti, novembre 2007 pagg. 153 ss.

    4-Esco – Modalità operative
    Le Enegy Service Company (ESCO) operano seguendo questi obbiettivi.
    Le loro modalità operative prevedono, innanzi tutto, la valutazione degli sprechi e delle inefficienze nell’uso dei servizi energetici, per stabilirne la quantità ed individuare le tecnologie da impiegare per ridurli, le relative spese d’investimento, i ricavi derivanti dalla vendita dell’energia recuperata e riutilizzata, il time market nel quale i guadagni derivanti dalla diminuzione degli sprechi ammortizzeranno le spese di investimento, fornendo utili d’impresa.
    Il risultato sarà un budget con il quale proporre al potenziale cliente il seguente schema contrattuale:
    La ESCO predisporrà e realizzerà a sue spese un progetto di riqualificazione/ristrutturazione energetica, finalizzato a ridurre al minimo le inefficienze, gli sprechi e gli usi impropri dell’energia.
    Per un numero di anni prefissato contrattualmente, la ESCO si impegnerà a fornire al committente gli stessi servizi energetici, anteriori all’intervento di riqualificazione che, il potenziale cliente si impegnerà a pagare allo stesso prezzo.
    La durata sarà prefissata contrattualmente, calcolando in quanti anni la differenza fra i costi precedenti e quelli successivi all’intervento di riqualificazione, consentirà la remunerazione del capitale e del lavoro, garantendo un margine operativo.
    Maggiore sarà l’efficienza ottenuta, maggiore la quantità degli sprechi eliminati, maggiore sarà la differenza fra costi energetici precedenti e successivi alla ristrutturazione, maggiori saranno i guadagni e minore la durata del tempo di rientro nell’investimento.
    Al committente competerà pagare esclusivamente i suoi usuali consumi ed al termine del contratto il risparmio economico conseguente da quello energetico rimarrà suo.
    Il rischio economico è totalmente a carico della ESCO.

    5-ESCO – Obbiettivi
    Le modalità operative volte a diminuire gli sprechi e le inefficienze nell’uso dell’energia comportano:
    In primo luogo la riduzione degli sprechi nei consumi finali di energia:
    nel riscaldamento, con una buona coibentazione;
    nell’illuminazione con lampade ad alta efficienza;
    negli elettrodomestici prediligendo quelli con una classe energetica superiore;
    In secondo luogo l’eliminazione degli usi impropri dell’elettricità, ovvero di tutte le apparecchiature che trasformano l’elettricità in calore;
    In terzo luogo accrescendo i rendimenti dei processi di trasformazione energetica riducendo al minimo le perdite sotto forma di calore inutilizzato, sostituendo ad esempio le caldaie per il riscaldamento con microcogeneratori;
    In quarto luogo recuperando l’energia termica di scarto di alcuni processi produttivi e di altri usi finali mediante scambiatori di calore o pompe di calore;
    Contestualmente a queste operazioni di razionalizzazione energetica saranno sostituite progressivamente le fonti energetiche fossili con quelle rinnovabili.
    La somma di tali interventi consente di abbattere i consumi a parità di servizi finali ed in tempi economicamente interessanti, di ammortizzare i costi di investimento di queste tecnologie.
    Contestualmente, qualora possa interessare, in misura proporzionale alla riduzione dei consumi si riducono anche le emissioni di CO2.
    Il modello economico e contrattuale innanzi esposto può essere proposto tanto ad una clientela privata quanto ad enti pubblici, applicando lo strumento del progect financing, previsto dalla normativa di riferimento sugli appalti pubblici, con le successive modifiche ed integrazioni.

    6-Finanziamento e remunerazione del capitale
    Chi realizza questo tipo di intervento dovrà fare ricorso al credito, ed è proprio qui che potrebbe venire in aiuto un sistema bancario guidato da quei principi di etica innanzi richiamati.
    Per favorire l’aumento della quantità degli interventi la proprietà di ogni impianto di razionalizzazione energetica potrebbe essere ceduta ad apposite società veicolo della durata temporale pari al pay back, delle quali l’ESCO potrebbe possedere una quota, un’altra potrebbe essere sottoscritta dal cliente e la restante essere venduta dalla banca d’appoggio ai risparmiatori che intendono preservare i propri quattrini, investendoli in opere con una valenza ecologica.
    La remunerazione del capitale sarà garantita dal risparmio energetico conseguito, con rendimenti stabili e verificabili sin dall’inizio e più interessanti di tanti altri, proposti in questi periodi di instabilità economica.

    7-Conclusioni (3)
    In un articolo del “Sole 24 Ore” (febbraio 2012) si legge che investendo un milione di euro in progetti di efficienza energetica si generano in media 13 posti di lavoro. Le opere di efficientamento si ripagano da sé in pochi anni grazie al risparmio energetico.
    Un precedente ed accurato studio dell’Enea del 2009 sottolineava le potenzialità di interventi di riqualificazione energetica in 15.000 scuole ed edifici pubblici, che spendono circa 1,8 miliardi di euro all’anno in energia elettrica e termica.

    I dati ministeriali sulla galleria per il Tav in Val di Susa, stimano un costo dell’opera pari 8,2 miliardi di euro che consentirà di creare circa 6.000 nuovi posti di lavoro, pari a 0,73 nuovi posti per ogni milione di euro investito, salvo aumenti di spesa in corso d’opera, lasciando sulle spalle delle generazioni future debiti, danni ambientali e i costi per il funzionamento del tunnel. (4) Questo vale per tutte le grandi opere infrastrutturali. (5)
    (3) Tratto da: “ C’è Lavoro e lavoro. Macchè Tav”. In http://www.etinomia.org – Di Maurizio Pallante e Andrea Bertaglio, 20 luglio 2012.
    (4) Ibidem. Se è vero, come riportato sul quotidiano francese “Le Figaro” che la Francia intende riesaminare ed eventualmente rinunciare a dieci progetti di linee ferroviarie ad alta velocità, tra cui la Torino-Lione a causa dei costi elevatissimi e della riduzione del traffico merci, pare che, finalmente, la crisi economica e la scarsità di risorse costringano a rivedere le priorità: è finito il tempo delle grandi opere pubbliche finanziate con enormi debiti che ricadono sulle spalle della collettività e sulle generazioni future sotto forma di tasse e tagli ai servizi pubblici e allo stato sociale. Per questo, da tempo, il pensiero fatto proprio dalla Decrescita sottolinea la necessità di spostare la priorità dalla crescita quantitativa del Pil all’investimento in tecnologie che creino occasioni di lavoro utili.
    (5) Tratto da: “Debiti pubblici Crisi Economica e Decrescita Felice” – AA.VV. Ed Decrescita Felice, gennaio, 2012, pagg 26. Anziché nella costruzione di grandi opere occorre investire nella ristrutturazione energetica degli edifici esistenti (adottando subito ed andando oltre la Direttiva 2010/31/CE) (…)

    8-L’alternativa?
    Cambiare le priorità investendo le poche risorse disponibili in migliaia di microcantieri, che riguardino in primo luogo l’efficientamento energetico degli edifici pubblici e privati, con la consapevolezza che: 1) non richiedono un aumento della spesa pubblica e del debito dato che consentono di ricavare dalla riduzione degli sprechi le risorse finanziarie necessarie ad effettuare gli investimenti, è bene sottolineare che i costi delle opere di efficientamento si pagherebbero in pochi anni con il risparmio energetico ed in meno di un decennio i soldi investiti sarebbero nuovamente disponibili per nuovi utilizzi. Diventando di fatto dei fondi di rotazione (6). 2) offrono opportunità occupazionali tanto maggiori in rapporto alla riduzione degli sprechi ed all’aumento dell’efficienza ottenuta, creando nuove opportunità occupazionali derivati dalla richiesta di personale addetto all’esecuzione di tali opere, non di macchine. Infine, il denaro speso per far lavorare migliaia di piccole e medie imprese, di artigiani, di addetti, resterebbe nel territorio contribuendo in maniera determinante alla ripresa dell’economia, di un’altra economia!; 3) costituendo altresì uno dei tasselli di una categoria di innovazioni tecnologiche finalizzate a ridurre gli sprechi di materie prime, l’uso di sostanze e processi produttivi inquinanti, le emissioni climalteranti, i rifiuti, mediante la riutilizzazione delle materie contenute negli oggetti dismessi, ma anche le bonifiche ambientali e la messa in sicurezza del territorio rispetto agli eventi catastrofici.

    L’unico modo, allo stato attuale, di superare la crisi economica senza accrescere la spesa e, i debiti pubblici è il potenziamento delle tecnologie che consentono di ridurre la crisi ambientale e conseguentemente il fabbisogno economico necessario ad ottenere il necessario per vivere spendendo e consumando di meno. Una casa ben coibentata riduce i costi di gestione perché consuma meno energia, ma offre un confort termico più elevato e diminuisce le emissioni di anidride carbonica. Gli oggetti prodotti con tecnologie meno energivore hanno costi di produzione più bassi, gli oggetti meno energivori hanno costi di gestione più bassi, gli oggetti progettati per durare di più richiedono minori spese di sostituzione. Tali tecnologie in definitiva non richiedono aumenti dei redditi monetari per migliorare il benessere.
    I conseguenti risparmi di spesa, ricavati da interventi effettuati sul patrimonio pubblico, potranno essere indirizzati al finanziamento di servizi e quindi di voci di spesa esistenti, traducendosi in una politica fiscale meno oppressiva, che si traduca in minor fabbisogno di reddituale per i contribuenti. Risultato ulteriormente amplificato qualora l’adozione di tali tecnologie interessi i privati, con la possibilità per costoro, di una ulteriore diminuzione del fabbisogno reddituale da lavoro o pensionistico, che a sua volta comporterebbe minori necessità occupazionali volte a percepire un reddito monetario e/o di quiescenza portando alla riduzione delle ore di straordinario o all’opzione per il part time, lasciando libere nuove opportunità occupazionali per i disoccupati. Traducendosi in definitiva in plurime riduzioni di PL superfluo.

    Fino a quando nell’ottica della crescita quantitativa del PIL, non verranno considerate le implicazioni positive di tali operazioni, saranno perse le plurime opportunità in grado creare benessere, rivitalizzando al contempo un’economia ormai al capolinea!
    Antonello Peron
    (6) http://decrescitafelice.it/2012/05/spostare-la-priorita-dalla-crescita-del-pil-alla-crescita-delloccupazione-in-lavori-utili-una-proposta-concreta/

    Rispondi
  3. ANTONELLO PERON
    ANTONELLO PERON dice:

    La proposta-riflessione espressa da Maurizio Franca e,soprattutto l’inciso contenuto nell’ultimo paragrafo, stimola un, prerequisito ad un approccio reddituale anche ed eventualmente di quiscenza. La necessità di un reddito parametrato, sulla base di principi di sobrietà, necessita la riconsiderazione, in tal chiave dell’agire umano, finalizzato alla predilezione della qualità in ogni ambito anche produttivo ma altresì nella stessa vita quotidiana che permetta la la necessità di minori redditi, anche nell’ultima fase dell’esistenza. Rapportare le due esigenze, significa approcciare in modo diverso la richiesta dei servizi dei quali quotidianamente necessitiamo ma dei quali potremmo altresì ridimensionare drasticamente il fabbisogno.
    Dall’acquisto dei più svariati beni, al loro utilizzo, alla gestione, dismissione, alle modalità di spostamento, ove e se necessario per procurarli.
    Il primo contributo che segue, afferisce alla prima parte e riguarda in modo specifico l’ambito energetico.

    E.S.CO. Per uscire dalla crisi. (Partecipò alla stesura di tale contributo l’ing. Nello De Padova che ringrazio)

    1-Introduzione (1)
    Il modello economico nato 250 anni fa, oggi è segnato da una profonda crisi, non è più sostenibile. Non è possibile perseguire una crescita infinita in un mondo finito, alle prese, altresì, con una gravissima crisi ambientale.
    Il mercato sta soppiantando e mettendo in crisi le radici della democrazia.
    Le misure messe in atto per risolvere l’attuale crisi, sulla scorta dei modelli dell’economia ortodossa non stanno e non potranno dare i frutti sperati, perché i governi si preoccupano di mantenere in vita un sistema vecchio, ormai agonizzante ed insostenibile.
    E’ necessario, pensare un nuovo modo di pensare e di risolvere i problemi causati dal vecchio, parafrasando Einstein.

    2-Quale il ruolo delle banche?
    L’erogazione del credito a sostegno dell’economia reale, dovrà basarsi su principi che riconoscano e premino la specificità ed il valore della finanza etica, attenta alle conseguenze sociali ed ambientali dell’attività economica, che ponga la vita e le persone prima del profitto.
    L’obbiettivo è sostenere un utilizzo responsabile del denaro, promuovendo un’economia a misura d’uomo, in favore della giustizia economica e dell’ambiente.
    Il fine ultimo degli istituti di credito, in definitiva, dovrà identificarsi con un giusto profitto, con il bene comune, attraverso un utilizzo etico del denaro.
    Giusta sintesi di tali principi è una economia guidata dai principi che indirizzino l’attività economica alla sostenibilità sociale ed ambientale.
    L’attuale crisi impone l’obbiettivo di ridurre l’utilizzo di combustibili fossili, il consumo di materie prime e di rifiuti.
    Riducendo per tale via il superfluo, gli sprechi, la nostra impronta ecologica, creando di conseguenza opportunità di lavoro in attività dedite all’agricoltura biologica, all’efficienza energetica, al recupero dei materiali contenuti negli oggetti dismessi, alla produzione di energia da fonti rinnovabili.
    Su queste basi, può trovare terreno fertile, una collaborazione sinergica fra decrescita e finanza etica che finanzi progetti ed iniziative alla decrescita che, correttamente applicata sia in grado di generare un ciclo occupazionale ed economico i cui redditi possano essere riutilizzati e reinvestiti, a loro volta, secondo i medesimi criteri, creando un circolo virtuoso che si auto alimenti nell’ottica del mantenimento di un mondo vivibile per le generazioni attuali e future.
    Ognuno di noi, è chiamato a dare il suo contributo, compiendo scelte di consumo e risparmio responsabili, in grado di orientare il mercato, aiutato da realtà bancarie sensibili che finanzino una economia reale.

    3-ESCO(2)
    Esistono realtà economiche, giusta sintesi dei principi innanzi esposti, operanti nel campo dell’efficienza energetica, con un occhio particolare al risparmio, guidate dai principi ispiratori della decrescita.
    Si tratta delle ESCO (Energy Service Company).
    Il loro terreno d’elezione, le tecnologie utilizzate, si rivolgono all’efficienza energetica applicata all’edilizia.
    Nessuno lo sospetterebbe, pochi se lo domandano, ma, mediamente le nostre case consumano dai 150 ai 200 kWk/m2/a,(kilowatt ore per m2 all’anno), corrispondenti a circa 20 l di combustibile per m2/a, per la climatizzazione, l’illuminazione e così via.
    Questi valori si ottengono traducendo in kWh i litri di combustibile impiegati, 1 litro di gasolio genera mediamente 12 kWh, un m3 di gas 10 kwh.
    Suddividendo la somma complessiva dei consumi annui, per la superficie espressa in m2 di un’abitazione, si ottengono i risultati indicati.
    La normativa tedesca non permette di costruire o ristrutturare case che consumino più di 7 l/m2/a.
    In base al consumo, espresso in kWh, è possibile attribuire una cosiddetta classe energetica, ad ogni abitazione, espressione che ne indica la performance, in termini di energia utilizzata, per fornire i servizi di cui noi tutti usufruiamo quotidianamente.
    Alle case costruite in Italia dal dopo guerra ad oggi, viene attribuita mediamente, la classe energetica G. Alle case peggiori costruite in Germania, la C. Ma le case Tedesche di classe C sono appunto le peggiori, oltre quella classe di consumo non è permesso costruire.
    E’ possibile però costruire case con una performance migliore, che ottengono una classe energetica superiore, la B che permette di consumare non più di 5 l, pari a 50 Kwh per m2 annui, la A che permette di consumare non più di 3 l, pari a 30 Kwh per m2 annui ed in fine al top la A Gold che permette di consumare solo 1,5 l pari a 15 kwh/m2 annui che vengono fregiate del titolo di Casa Clima Gold o Casa Passiva.
    Ma le applicazioni pratiche delle tecnologie impiegate tendono progressivamente a sviluppare soluzioni per la così detta Casa Attiva, capace già oggi, di produrre più energia di quanta ne utilizzi!

    Questa breve esposizione vuole sottolineare le potenzialità insite in un diverso approccio che valuti gli aspetti qualitativi dell’agire umano che, in un’ottica di economia reale, comporti un risparmio di risorse in grado di essere reinvestite in opere di efficienza energetica capaci di creare un ciclo economico produttivo virtuoso.
    Questa è l’unica via perseguibile per lo sviluppo delle energie rinnovabili che, solo una volta abbattuti sprechi ed inefficienze, saranno in grado di accrescere il loro contributo percentuale, alla soddisfazione del fabbisogno energetico. Se è possibile costruire o ristrutturare l’intero patrimonio edilizio esistente, in modo da abbattere i consumi energetici di 2/3 fino a circa 1/10 residuo, vorrà dire che l’attuale paradigma culturale, votato prevalentemente alla cementificazione selvaggia del territorio, è fermo su posizioni assurde che non vale la pena di continuare a perseguire tanto da un punto di vista etico quanto economico.

    4-Esco – Modalità operative
    Le Enegy Service Company (ESCO) operano seguendo i seguenti obbiettivi.
    Le loro modalità operative prevedono, innanzi tutto, la valutazione degli sprechi e delle inefficienze nell’uso dei servizi energetici, per stabilirne la quantità ed individuare le tecnologie da impiegare per ridurli, le relative spese d’investimento, i ricavi derivanti dalla vendita dell’energia recuperata e riutilizzata, il time market nel quale i guadagni derivanti dalla diminuzione degli sprechi ammortizzeranno le spese di investimento, fornendo utili d’impresa.
    Il risultato sarà un budget con il quale proporre al potenziale cliente il seguente schema contrattuale:
    La ESCO predisporrà e realizzerà a sue spese un progetto di riqualificazione/ristrutturazione energetica, finalizzato a ridurre al minimo le inefficienze, gli sprechi e gli usi impropri dell’energia.
    Per un numero di anni prefissato contrattualmente, la ESCO si impegnerà a fornire al committente gli stessi servizi energetici, anteriori all’intervento di riqualificazione che, il potenziale cliente si impegnerà a pagare allo stesso prezzo.
    La durata sarà prefissata contrattualmente, calcolando in quanti anni la differenza fra i costi precedenti e quelli successivi all’intervento di riqualificazione, consentirà la remunerazione del capitale e del lavoro, garantendo un margine operativo.
    Maggiore sarà l’efficienza ottenuta, maggiore la quantità degli sprechi eliminati, maggiore sarà la differenza fra costi energetici precedenti e successivi alla ristrutturazione, maggiori saranno i guadagni e minore la durata del tempo di rientro nell’investimento.
    Al committente competerà pagare esclusivamente i suoi usuali consumi ed al termine del contratto il risparmio economico conseguente da quello energetico rimarrà suo, con una sensibile diminuzione del fabbisogno economico per la gestione degli stessi servizi.
    Il rischio economico è totalmente a carico della ESCO.

    5-ESCO – Obbiettivi
    Le modalità operative volte a diminuire gli sprechi e le inefficienze nell’uso dell’energia comportano:
    – In primo luogo la riduzione degli sprechi nei consumi finali di energia:
    – nel riscaldamento, con una buona coibentazione;
    – nell’illuminazione con lampade ad alta efficienza;
    – negli elettrodomestici prediligendo quelli con una classe energetica superiore;
    – In secondo luogo l’eliminazione degli usi impropri dell’elettricità, ovvero di tutte le apparecchiature che trasformano l’elettricità in calore;
    – In terzo luogo accrescendo i rendimenti dei processi di trasformazione energetica riducendo al minimo le perdite sotto forma di calore inutilizzato, sostituendo ad esempio le caldaie per il riscaldamento con microcogeneratori;
    – In quarto luogo recuperando l’energia termica di scarto di alcuni processi produttivi e di altri usi finali mediante scambiatori di calore o pompe di calore;
    Contestualmente a queste operazioni di razionalizzazione energetica saranno sostituite progressivamente le fonti energetiche fossili con quelle rinnovabili.
    La somma di tali interventi consente di abbattere i consumi a parità di servizi finali ed in tempi economicamente interessanti, di ammortizzare i costi di investimento di queste tecnologie, mediamente 4-5 anni.
    Contestualmente, qualora possa interessare, in misura proporzionale alla riduzione dei consumi si riducono anche le emissioni di CO2.
    Il modello economico e contrattuale innanzi esposto può essere proposto tanto ad una clientela privata quanto ad enti pubblici, applicando lo strumento del progect financing, previsto dalla normativa di riferimento sugli appalti pubblici, con le successive modifiche ed integrazioni.

    6-Finanziamento e remunerazione del capitale
    Chi realizza questo tipo di intervento dovrà fare ricorso al credito, ed è proprio qui che potrebbe venire in aiuto un sistema bancario guidato da quei principi di etica innanzi richiamati.
    Per favorire l’aumento della quantità degli interventi la proprietà di ogni impianto di razionalizzazione energetica potrebbe essere ceduta ad apposite società veicolo della durata temporale pari al pay back, delle quali l’ESCO potrebbe possedere una quota, un’altra potrebbe essere sottoscritta dal cliente e la restante essere venduta dalla banca d’appoggio ai risparmiatori che intendono preservare i propri quattrini, investendoli in opere con una valenza ecologica.
    La remunerazione del capitale sarà garantita dal risparmio energetico conseguito, con rendimenti stabili e verificabili sin dall’inizio e più interessanti di tanti altri, proposti in questi periodi di instabilità economica.
    Le opportunità operative sarebbero molteplici, involgendo gli ulteriori ambiti, anticipati all’inizio, della gestione, dismissione, trasporto, applicando tale modello, opportunamente adattato denominabile WESCO, per quanto attiene alla gestione dei rifiuti (dall’acronimo Waste Service Company), MOSCO (Mobility Service Company).

    7-Conclusioni (3)
    In un articolo del “Sole 24 Ore” (febbraio 2012) si legge che investendo un milione di euro in progetti di efficienza energetica si generano in media 13 posti di lavoro. Le opere di efficientamento si ripagano da sé in pochi anni grazie al risparmio energetico.
    Un precedente ed accurato studio dell’Enea del 2009 sottolineava le potenzialità di interventi di riqualificazione energetica in 15.000 scuole ed edifici pubblici, che spendono circa 1,8 miliardi di euro all’anno in energia elettrica e termica.

    I dati ministeriali sulla galleria per il Tav in Val di Susa, stimano un costo dell’opera pari 8,2 miliardi di euro che consentirà di creare circa 6.000 nuovi posti di lavoro, pari a 0,73 nuovi posti per ogni milione di euro investito, salvo aumenti di spesa in corso d’opera, lasciando sulle spalle delle generazioni future debiti, danni ambientali e i costi per il funzionamento del tunnel.(4) Questo vale per tutte le grandi opere infrastrutturali. (5)

    8-L’alternativa?
    Cambiare le priorità, investendo le poche risorse disponibili in migliaia di micro cantieri, che riguardino in primo luogo l’efficientamento energetico degli edifici pubblici e privati, con la consapevolezza che: 1) non richiedono un aumento della spesa pubblica e del debito dato che consentono di ricavare dalla riduzione degli sprechi le risorse finanziarie necessarie ad effettuare gli investimenti, è bene sottolineare che i costi delle opere di efficientamento si pagherebbero in pochi anni con il risparmio energetico ed in meno di un decennio i soldi investiti sarebbero nuovamente disponibili per nuovi utilizzi. Diventando di fatto dei fondi di rotazione(6), 2) offrono opportunità occupazionali tanto maggiori in rapporto alla riduzione degli sprechi ed all’aumento dell’efficienza ottenuta, creando nuove opportunità occupazionali derivati dalla richiesta di personale addetto all’esecuzione di tali opere, non di macchine. Infine, il denaro speso per far lavorare migliaia di piccole e medie imprese, di artigiani, di addetti, resterebbe nel territorio contribuendo in maniera determinante alla ripresa dell’economia, di un’altra economia!; 3) costituendo altresì uno dei tasselli di una categoria di innovazioni tecnologiche finalizzate a ridurre gli sprechi di materie prime, l’uso di sostanze e processi produttivi inquinanti, le emissioni climalteranti, i rifiuti, mediante la riutilizzazione delle materie contenute negli oggetti dismessi, ma anche le bonifiche ambientali e la messa in sicurezza del territorio rispetto agli eventi catastrofici.

    L’unico modo, allo stato attuale, di superare la crisi economica senza accrescere la spesa e i debiti pubblici è il potenziamento delle tecnologie che consentono di ridurre la crisi ambientale e conseguentemente il fabbisogno economico necessario ad ottenere il necessario per vivere spendendo e consumando di meno. Una casa ben coibentata riduce i costi di gestione perché consuma meno energia, ma offre un confort termico più elevato e diminuisce le emissioni di anidride carbonica. Gli oggetti prodotti con tecnologie meno energivore hanno costi di produzione più bassi, gli oggetti meno energivori hanno costi di gestione più bassi, gli oggetti progettati per durare di più richiedono minori spese di sostituzione. Tali tecnologie in definitiva non richiedono aumenti dei redditi monetari per migliorare il benessere.
    I conseguenti risparmi di spesa, ricavati da interventi effettuati sul patrimonio pubblico, potranno essere indirizzati al finanziamento di servizi e quindi di voci di spesa esistenti, traducendosi in una politica fiscale meno oppressiva, che si traduca in minor fabbisogno reddituale per i contribuenti. Risultato ulteriormente amplificato qualora l’adozione di tali tecnologie interessi i privati, con la possibilità per costoro, di una ulteriore diminuzione del fabbisogno reddituale da lavoro o pensionistico, che a sua volta comporterebbe minori necessità occupazionali volte a percepire un reddito monetario e/o di quiescenza portando alla riduzione delle ore di straordinario o all’opzione per il part time, lasciando libere nuove opportunità occupazionali per i disoccupati. Traducendosi in definitiva in plurime riduzioni di PIL superfluo.

    Fino a quando nell’ottica della crescita quantitativa del PIL, non verranno considerate le implicazioni positive di tali operazioni, saranno perse le plurime opportunità in grado creare benessere, rivitalizzando al contempo un’economia ormai al capolinea!
    Antonello Peron
    1 Tratto da: “Debiti pubblici Crisi Economica e Decrescita Felice” – AA.VV. Ed Decrescita Felice, gennaio, 2012, pag 93 ss.
    2 Tratto da: “Un Futuro senza Luce” – Maurizio Pallante. Ed Editori Riuniti, novembre 2007 pag. 153 ss.
    3 Tratto da: “ C’è Lavoro e lavoro. Macchè Tav”. In http://www.etinomia.org – Di Maurizio Pallante e Andrea Bertaglio, 20 luglio 2012.
    4 Ibidem. Se è vero, come riportato sul quotidiano francese “Le Figaro” che la Francia intende riesaminare ed eventualmente rinunciare a dieci progetti di linee ferroviarie ad alta velocità, tra cui la Torino-Lione a causa dei costi elevatissimi e della riduzione del traffico merci, pare che, finalmente, la crisi economica e la scarsità di risorse costringano a rivedere le priorità: è finito il tempo delle grandi opere pubbliche finanziate con enormi debiti che ricadono sulle spalle della collettività e sulle generazioni future sotto forma di tasse e tagli ai servizi pubblici e allo stato sociale. Per questo, da tempo, il pensiero fatto proprio dalla Decrescita sottolinea la necessità di spostare la priorità dalla crescita quantitativa del Pil all’investimento in tecnologie che creino occasioni di lavoro utili.
    5 Tratto da: “Debiti pubblici Crisi Economica e Decrescita Felice” – AA.VV. Ed Decrescita Felice, gennaio, 2012, pag 26. Anziché nella costruzione di grandi opere occorre investire nella ristrutturazione energetica degli edifici esistenti (adottando subito ed andando oltre la Direttiva 2010/31/CE) (…)
    6 http://decrescitafelice.it/2012/05/spostare-la-priorita-dalla-crescita-del-pil-alla-crescita-delloccupazione-in-lavori-utili-una-proposta-concreta/

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