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Emissioni Co2, record di anidride carbonica nell’atmosfera. “Balzo del 50% sulla media dell’ultimo decennio”

Un rapporto presentato dalla World Meteorological Organization certifica che le concentrazioni di gas serra sono passate da 400 a 403,3 parti per milione, a rischio il raggiungimento degli obiettivi fissati con gli accordi di Parigi. I Verdi: “Necessario un piano energetico formato al 100% da energie rinnovabili entro il 2050”

“È il maggiore incremento che abbiamo osservato nei 30 anni dalla nostra attività”. A lanciare l’allarme sull’aumento di anidride carbonica nell’atmosfera è un rapporto presentato dalla World Meteorological Organization (Wmo). I livelli di Co2 hanno raggiunto livelli che sulla Terra non si registravano da 3 a 5 milioni di anni fa. “Abbiamo avuto un balzo del 50% sulla media dell’ultimo decennio“, ha spiegato Oksana Tarasova, responsabile del programma globale di controllo dell’atmosfera terreste al Wmo. Il report ha esaminato il periodo 2015-2016 e analizzato i dati di 51 Paesi. Le concentrazioni di gas serra sono passate da 400 a 403,3 parti per milione. “Il precedente aumento massimo registrato prima risaliva al 1997-98: 2,7 parti per milione contro gli attuali 3,3″. Principale artefice di questo cambiamento, oltre alle emissioni prodotte dall’uomo, è stato El Niño, un fenomeno climatico che riscalda le acque dell’Oceano Pacifico che ha causato una grave siccità e ridotto la capacità delle piante di assorbire l’anidride carbonica.

A commentare la situazione anche il segretario generale del Wmo, Petteri Taalas: “Senza rapidi tagli sulle emissioni di Co2 e di gas a effetto serra andremo verso pericolosi aumenti di temperature entro la fine di questo secolo, ben al di sopra dell’obiettivo fissato dall’accordo di Parigi sul cambiamento climatico“. Anche l’Unione europea si era mossa per cercare di controllare le emissioni, proponendo delle sanzioni per le case automobilistiche che non riusciranno a rispettare il rispetto dei limiti imposti dalla legge.

“È necessario un piano energetico formato al 100% da energie rinnovabili entro il 2050 e il contestuale addio definitivo al carbone entro il 2025, seguendo l’esempio di Finlandia, Portogallo, Irlanda, Austria, Svezia e Danimarca”. Questa la soluzione proposta dai coordinatori dei Verdi Angelo Bonelli, Luana Zanella e Gianluca Carrabs. “Il rapporto del Wmo – continuano – certifica che il problema dei cambiamenti climatici è fondamentale e prioritario su qualsiasi altro”. Secondo il gruppo, è fondamentale che il governo “organizzi urgentemente una Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici che aiuti il nostro Paese ad affrontare le sfide che ci attendono. Dobbiamo sbrigarci prima che sia troppo tardi”.

Fonte: Ilfattoquotidiano.it

‘250mila morti nel 2040 per cambiamento climatico’, Romanelli ad Adnkronos

“Se nel 2000 i decessi sono stati circa 150 mila, nel 2040 le morti sono destinate a salire a 250 mila. E la stima sarebbe ancora più alta se si escludesse dal calcolo la riduzione della mortalità infantile prevista nei prossimi anni”. Lo spiega all’AdnKronos Massimiliano Corsi Romanelli, ordinario di Patologia clinica all’università degli Studi di Milano

Clima che cambia killer silenzioso. La sua scia di morte non travolge solo le vittime di eventi catastrofici come il nubifragio delle scorse ore a Livorno, ma minaccia le nostre vite con ondate di calore, vecchie malattie che ritornano ed effetti sulle infrastrutture sanitarie, sull’acqua che beviamo e sul cibo che mangiamo. E’ così che, senza misure concrete per contrastare il fenomeno, “se nel 2000 i decessi associati al mutamento climatico sono stati circa 150 mila secondo i dati pubblicati dall’Organizzazione mondiale della sanità, nel 2040 le morti sono destinate a salire a 250 mila. E la stima sarebbe ancora più alta se si escludesse dal calcolo la riduzione della mortalità infantile prevista nei prossimi anni”.

Lo spiega all’AdnKronos Salute Massimiliano Corsi Romanelli, ordinario di Patologia clinica all’università degli Studi di Milano e direttore del Laboratorio analisi dell’Irccs Policlinico San Donato. L’esperto, membro in passato dell’ex Centro di ricerche in bioclimatologia medica della Statale meneghina, è co-autore di un lavoro su clima e salute apparso sull”International Journal of Biometerology’ e condotto in Italia, nell’area di Cuneo. Uno studio che correlava addirittura i fattori meteo e climatici ai ricoveri d’emergenza in ospedale per coliche renali e calcoli urinari. Questo per dire, sottolinea l’esperto, che “gli eventi meteorologici estremi sono fattori importanti che interessano la salute pubblica”. E che più in generale “il cambiamento climatico ha svariate conseguenze sulla salute, sia dirette che indirette, sia a breve che a lungo termine”.

Si pensi solo alle ondate di calore. Nel 2003 – ricorda Corsi Romanelli citando ancora una volta l’Oms – in Europa hanno causato 70 mila morti in 12 Paesi, specialmente nella fascia di popolazione più anziana” che fra l’altro è in continua crescita: “Da un 20% di over 65, arriveremo a un 30% nel 2050. Via via che si invecchia – precisa il medico – il sistema di regolazione termica rallenta, rendendo più vulnerabili alle temperature alte come pure a quelle basse. Sempre secondo stime Oms, in assenza di misure mirate, per le ondate di calore registreremo in Europa entro il 2050 più di 120 mila decessi ogni anno. Con costi enormi, pari a 150 miliardi di euro”. Caldo ‘da morire’, ma non solo. Può uccidere “anche l’eccesso di precipitazioni: le inondazioni del 2014 in Bosnia Erzegovina, Serbia e Croazia hanno fatto più di 60 vittime, sempre da dati Oms”.

E poi c’è l’impatto della globalizzazione, che inevitabilmente si traduce anche “nel mutamento della distribuzione di alcune di alcune patologie”: dalla sifilide alla tubercolosi, dalla malaria ad altre malattie veicolate dalle zanzare e amplificate proprio alla tropicalizzazione del clima. “Con gli inverni più miti e le estati più umide – osserva Corsi Romanelli – le aree popolate da molti insetti vettori si estendono”.

Tornando al riscaldamento globale, “esiste un legame certo fra alte temperature e inquinamento atmosferico, causa di problemi respiratori e cardiovascolari soprattutto negli anziani e nei bambini. Ma non possiamo disgiungere le alte temperature dal cambiamento climatico”, riflette l’esperto. Oltre all’impatto diretto sulla salute “ci sono poi le svariate conseguenze sanitarie”, per esempio sulle strutture e la loro capacità di gestire l’assistenza: “Se un ospedale si allaga, significa che avrà minori capacità di soccorrere” pazienti vecchi e nuovi. Ancora, possono associarsi “crolli, problemi elettrici, straripamenti, fuoriuscita di acqua dalle fognature con la diffusione di agenti contaminanti e l’eventualità che entrino nella catena alimentare”.

La conferma della vastità di implicazioni del clima che cambia, e insieme la buona notizia, è che la questione sta da tempo nel mirino delle autorità sanitarie internazionali. “Anche in Europa – conclude Corsi Romanelli – dove l’Oms si sta occupando dei legami tra clima e salute da più di 20 anni”.

Fonte: EcodalleCittà.it

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Una lavatrice di plastica: come i tessuti stanno inquinando i mari

Forse non ci si pensa spesso, ma buona parte dei nostri indumenti sono letteralmente prodotti di plastica. I tessuti acrilici e di poliestere, infatti, sono sempre più diffusi e utilizzati, ma non senza costi per l’ambiente.
Una ricerca dell’Università britannica di Leeds ha mostrato come ogni volta che queste fibre vengono lavate in lavatrice rilascino una quantità consistente di microparticelle.

 

Cosa contiene un carico da 6 chilogrammi

I ricercatori hanno dimostrato che per ogni lavaggio in cui la lavatrice è caricata con 6 chilogrammi di indumenti sintetici, in mare finiscono mezzo milione di fibre di poliestere e 700mila fibre di acrilico.
Si tratta di particelle microscopiche, spesso più piccole del diametro di un capello, ma che vanno ad aumentare l’inquinamento da micro plastiche. «Il risultato delle ricerche ci ha lasciato sorpresi – ha detto la biologa marina Imogen Napper -. Non pensavamo che si trattasse di un fenomeno di tale portata».

Le responsabilità dei produttori di tessuti

Quello delle fibre sintetiche è un fenomeno inquinante nascosto, ma con effetti su scala mondiale. Per questo, c’è bisogno dell’impegno da parte delle aziende del settore, come ha spiegato il ricercatore dell’Università di Leeds Richard Blackburn. «I produttori devono iniziare a porsi questa domanda: cosa avviene quando una fibra viene utilizzata quotidianamente e lavata? L’attenzione alla sostenibilità deve diventare una priorità. Le persone spesso non ci pensano, ma si tratta di un fenomeno di immensa portata».

Fonte: Rivistanatura.com

Il ghiaccio si riduce, Marmolada restituisce pezzi di storia

Tornano alla luce oggetti della prima Guerra Mondiale e rifiuti

(ANSA) – BELLUNO, 9 AGO – Il ghiaccio della Marmolada si ritira e la coperta bianca sempre più corta, in 100 anni il ghiacciaio perenne è passato dai 420 a 214 ettari, lascia affiorare nuovi ‘tesori’ dormienti e protetti da oltre un secolo dalla coltre bianca.

Sono i resti della residenza attorno ai tremila metri dei militari che hanno sfidato, spesso perdendo, la morte durante la Grande Guerra. Gavette, posate, scarponi, reticolati, bombe, fucili e baionette oggetti oggi ricoperti di ruggine e persino un vecchio forte, stanno facendo gola ora a decine di ‘recuperanti’ che stanno marciando sulla grande montagna. Un assalto del tutto differente da quelli vissuti tra il 1915-18 ma che non nasconde un fondo di pericolo.

Lo sanno i Carabinieri che per quanto possono, come indicano i quotidiani locali, effettuano controlli che tuttavia, soprattutto per la scarsità di personale, non riescono ad arginare questa sorta di nuova corsa all’oro arrugginito. Ma non è tutto perché il ghiacciaio che non c’è più restituisce alla luce anche ‘immondizie’ moderne. Lattine, bottiglie, cavi di vecchi impianti di risalita. Ora scatta l’operazione pulizia che, per un accordo tra le Regioni Trentino e Veneto del 2002 che ha fissato i confini della Marmolada, spetta al Trentino. La grande macchina per togliere il secolare pattume partirà da Alba di Canazei.(ANSA).

Fonte: Ansa.it

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Lo stato dell’ambiente in Italia

E’ passata quasi sotto silenzio ma il 6 luglio scorso, al parlamento itaiano è stato presentato l’ultimo rapporto ISPRA sulla situazione ambientale del nostro Paese.

Ovviamente i dati sono riferiti allo scorso anno, 2016.

Il quadro che ne esce non è certamente tra i più incoraggianti. Abbiamo la conferma dell’aumento delle temperature e anche non di poco, sull’intero anno.

“Temperature medie annuali sempre sopra la media, particolarmente alte nel mese di
dicembre 2016, scarse precipitazioni, eventi estremi a novembre in Liguria e Piemonte con
piogge record pari a 583 mm in un solo giorno e 100 mm in un’ora. ”

Sono quindi confermati gli aumenti di temperature e gli aumenti dei periodi di siccità; cosa che pare confermata anche da questi primi 8 mesi dell’anno in corso; ma attendiamo i dati ufficiali del 2017.

“Dopo il record di temperature toccato nel 2015, il 2016 è stato un anno meno bollente, ma
comunque risulta il sesto più caldo per l’Italia almeno dal 1961. La temperatura media annuale
rimane più alta di +1.35°C rispetto al trentennio di riferimento 1961-1990. L’aumento registrato in
Italia è di poco superiore ai valori climatici globali del pianeta. La media annuale mondiale si
attesta sui +1.31 °C, segnando un nuovo record nel 2016 per il terzo anno consecutivo.
In Italia la stagione invernale 2016 è stata quella con anomalia termica più marcata, con un
valore annuo medio di +2.15°C. Tutti i mesi del 2016 sono stati più caldi della norma: in
particolare dicembre al Nord (+2.76°C), febbraio al Centro (+3.02°C) e aprile al Sud e sulle
Isole (+2.99°C). Come per gli anni precedenti, anche per il 2016 l’anomalia della temperatura
media annuale è dovuta leggermente di più alle temperature massime che alle temperature minime.
Per quanto riguarda i mesi invernali le temperature sono state piuttosto miti e sia all’inizio che alla
fine dell’anno, come negli anni precedenti, la quota neve è stata generalmente più alta rispetto alla
media di lungo periodo. ”

Al termine di questo articolo vi lascio i link dove potete accedere al rapporto e alla sintesi del rapporto, per farvi un’idea di dove stiamo andando.

Riflessioni sui cambiamenti climatici devono essere all’ordine del giorno di ogni governo e di ogni amministrazione. E’ ovvio che problemi di così vasta portata non possono essere risolti da un singolo Stato; tuttavia ogni singola persona è chiamata a fare il proprio dovere, ogni giorno.

Abbiamo le ricette per poter gestire questo cambiamento epocale. Quello che ci manca è la volontà politica e personale nel metterli in pratica. Conoscere la reale situazione è un buona base di partenza. Diffondere tali notizie ci può rendere più consapevoli e quindi pronti all’azione.

Ma non ci stancheremo mai di battere su questo punto.

Relazione sullo stato dell’ambiente in Italia

Sintesi relazione sullo stato dell’ambiente in Italia

 

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I cambiamenti climatici sono talmente in atto che riusciamo a scrutarne gli effetti anche quotidianamente. Tuttavia è sempre stata una mia prerogativa quella di dare fondamento a quanto dico e scrivo, con dei dati scientifici. Per questo motivo propongo a voi tutti questo interessante studio – con foto e dati – del professor Luca Mercalli […]